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È importante la chiesa?

È importante la chiesa?

Non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda 

Già il Nuovo Testamento lamenta il comportamento di alcuni che si allontanano dalla chiesa, esortando apertamente a non fare altrettanto.

Non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno. Ebrei 10:25.

L’importanza del partecipare alla vita della comunità che è la chiesa locale è dedotta dai passi biblici che andrò a proporre più avanti, ma in quello appena considerato ciò è detto molto apertamente e semplicemente e quindi è in sé premessa e riassunto della posizione del Nuovo Testamento. Sono tantissimi i motivi per i quali un cristiano non può vivere la propria fede da solo, ma bisogna che lo faccia inserito in una comunità di altri credenti. Sono tanti motivi quanto quelli che stanno alla base della necessità del vivere sociale, tipico dell’uomo. Ad esempio, se vuole esercitare con successo la propria professione, un aspirante avvocato dovrà frequentare scuole specifiche. Completati gli studi, per entrare veramente a far parte del mondo degli avvocati, dovrà frequentare altri avvocati, iniziando a comportarsi e persino pensare come uno di loro. Solo così avrà speranza di riuscire nella propria professione.

Allo stesso modo un cristiano isolato non potrà mai crescere per arrivare alla maturità della propria fede, né contribuire all’edificazione del corpo di Cristo. Ma passiamo alle motivazioni scritturali. La presenza di Cristo è garantita ai credenti riuniti. “Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro“. Matteo 18:20.

Nella nostra solitudine il Signore è con noi. E’ in noi. La Parola di Dio ci dà questa certezza. Ma è nel mezzo dei fedeli riuniti che Cristo è presente in
maniera speciale, opera visibilmente tramite i doni che lo Spirito Santo distribuisce a ciascuno. Doni diversi da cristiano a cristiano, che nella vita comune della chiesa creano un corpo, un organismo vivente, attivo, che può operare per il bene, la crescita e l’edificazione di ciascun membro, ma anche
per la crescita dell’intero organismo. Un cristiano solo purtroppo è un cristiano isolato e basta, che non può portare frutto. Che non cresce e non usa il dono che certamente Dio gli ha dato. Gesù disse: “Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno“. Giovanni 7:38.

Conosci il Mar Morto? Il Mar Morto è chiamato così perché è senza vita. Ma il suo problema non è che non riceve l’acqua, bensì che non ha delle vie attraverso le quali trasmette l’acqua che ha ricevuto. Lo stesso vale per il cristiano. Se il cristiano riceve soltanto ma non dà, non comunica ad altri quello che Dio gli ha dato, la sua vita spirituale sarà “morta” come acqua stagnante.

“Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.” Atti 2:1-4.

Se un miracolo del genere accade ad un cristiano, nell’intimità della sua casa, senza che questi abbia modo di testimoniarne alla chiesa, tutto finisce lì. Nessuno glorifica Dio per cosa è accaduto, nessun altro è edificato perché nessuno ci sarebbe per testimoniare quanto accaduto. Invece i discepoli riuniti, insieme, di pari consentimento, ricevono lo Spirito Santo e i miracoli di Dio cominciano fra di loro e per mezzo di loro. Poi Pietro, sostenuto da tutta la Chiesa, predica Cristo con potenza. Nessun uomo isolato avrebbe potuto fare tanto. Un momento importante della vita comunitaria è la celebrazione della Santa
Cena, nella quale ci ricordiamo della morte del Signore Gesù. Questa ha luogo nella chiesa riunita e non si può immaginare altrimenti.

Gesù disse: “fate questo in memoria di me”, Luca 22:19.

Dobbiamo quindi partecipare alla Santa Cena del Signore, perché egli ci comanda di farlo.Leggendo le lettere che Paolo scrisse alla comunità cristiana della città di Corinto ci accorgiamo di quante contraddizioni e problemi riguardavano questa chiesa del periodo apostolico. Eppure Paolo, senza scoraggiarsi, li esorta a  crescere, a trovare uniti la giusta direzione: la sana cooperazione fra i membri, per l’edificazione reciproca e della Chiesa.

“Che dunque, fratelli? Quando vi riunite, avendo ciascuno di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o un’interpretazione, si faccia ogni cosa per l’edificazione.” 1 Corinzi 14:26.

Andare in chiesa soltanto, frequentarla, non farà di noi dei cristiani. Non si diventa cristiani per assimilazione. Non si diventa cristiani nemmeno per
eredità, quando senza interesse, stancamente, seguiamo, senza convinzione, le orme di chi ci ha preceduto all’interno di una denominazione, che sia cattolica
o protestante. Fare parte della Chiesa, corpo di Cristo e tempio di Dio, non significa aderire esteriormente ad un credo di una chiesa organizzata e seguire i riti da essa previsti. Nulla di male a farlo, ma alla base ci deve essere una personale convinzione, un’autentica esperienza d’amore ed un rapporto vero di fede, con
Cristo che è la Verità e il nostro Salvatore.

Paolo scrisse: “Io so in chi ho creduto.” 2 Timoteo 1:12. Poi il cristiano, inserito all’interno della chiesa, cresce e a sua volta partecipa alla crescita della chiesa, mettendo a frutto i doni che riceverà dal Signore.

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